BARI, CIGARS & FRIENDS

Natale 2021, il primo Natale dopo mesi bui. I sorrisi, l’allegria e la voglia di stare insieme hanno messo da parte ogni ricordo cupo, ogni momento di ira e di scoraggiamento. Ci sono bastati pochissimi ingredienti: amicizia, un ottimo sigaro ed una location di livello. Et Voilà les jeux sont fait, il Bari Cigars & Friend – Cigar Club del capoluogo pugliese, tira fuori dal cilindro una serata come da molto sul territorio barese e nel mondo dei sigari non se ne vedevano. Un parterre di livello alto in cui si contavano numerosi Catadores, molti appassionati e tanti curiosi legati insieme dalla voglia di trascorrere una serata leggera come il fumo blu dell’ottimo Partagas P2.

Villa De Grecis, dimora storica in cui gli ospiti si sentono a casa, ha confermato ancora una volta di essere il meglio che si possa desiderare. Servizio impeccabile, la cucina gestita magistralmente da uno Chef che in ogni portata ci mette un pezzo di cuore e poi lo staff ormai un gruppo di amici consolidati. Insomma tutto incastrato alla perfezione come in un mosaico bizantino.

Ma i veri protagonisti, diciamocela tutta, non sono stati i sigari, ma le persone, Amici veri con tanta voglia di divertirsi e di stare insieme accomunati da una passione vera e disinteressata che stimola serate come questa oppure leggermente diverse in cui, come in una Tertulia, ci si riunisce periodicamente affrontando temi specifici con un sigaro in mano. El Placer de Compartir!!!!

I FONDATORI:

Evangelista “EVI”, Daniele, Ciccio, Aldo, Andrew, AndyZ, Maurizio, Giancarlo, Gianluca, Giuseppe, Antonello, Nicola S, Nicola V., Ivano.

CIGARS FIRST!

QUANTO “VALE” UN SIGARO?

Molte volte negli ultimi mesi mi sono posto questo quesito! Ovviamente non mi riferisco al valore commerciale del manufatto, ma al valore che noi diamo al Sigaro e a tutto quanto gli gira attorno.
Ho iniziato a chiedermelo quando il fumo ha incominciato a diradarsi e si sono fatte più nitide le figure che si celavano dietro questa cortina azzurrina, o addirittura quando molte figure che pensavo di trovare non c’erano affatto.
Sicuramente in molti ce lo siamo chiesto, soprattutto chi come me ha vissuto e vive ancora con ardore questa passione che per molto tempo è stata condotta con schemi ben precisi, elementari e basilari per cui tutto ha assunto un valore diverso, un profumo nuovo con colori di straordinaria bellezza. Questo è per me il valore del Sigaro. Un valore inestimabile basato sul capitale umano che si catalizza intorno ad un fascio di foglie arrotolate.
Capitale umano perché grazie al Sigaro un gruppo di persone investe il proprio tempo e le proprie risorse per arricchirsi di sentimenti, di passione condivisa e di sapere. Perché la nostra passione non deve essere lasciata allo sbaraglio, ma va accompagnata e guidata.
Il Sigaro, come passione, significa dedicarsi ad una cosa che ci piace fare e che ci diverte. Sto parlando di passione vera, non nel senso di tormento e sofferenza, ma intesa come desiderio e slancio che altrimenti ci darebbe una vita fatta di noncuranza e svogliatezza, e questo non è possibile, non sarebbe una vita se non ci dedicassimo almeno ad una delle nostre passioni seguendola con partecipazione felice e serena accompagnando la propria naturale inclinazione, evitando di cadere nel fanatismo o nell’eccessivo attaccamento; ho notato che a volte accade. Accade che il sigaro assuma un valore differente e come passione possa provocare preoccupazioni e affanni a scapito delle gioie. Quando ciò accade bisogna essere forti e mollare un po’ la presa. Gandhi diceva che una passione bruciante abbinata a un assoluto distacco è la chiave di ogni successo. Se eccessiva e incontrollata, infatti, può diventare pericolosa e questo fa perdere il valore del Sigaro.
Quindi per concludere dico che chiunque animato da una passione riesce a raggiungere i migliori risultati e a dare il giusto valore al Sigaro e al suo mondo, a tingere di colori vivaci tutto ciò che incontra, perché riuscire a vivere di sane passioni è un privilegio, ma soprattutto si riesce a dare il giusto valore alle cose, perché “a volte un sigaro è solo un sigaro”.

Enologo e «fondatore di un sogno»

Aveva 90 anni Franco Ziliani, nel 1961 ha lanciato le prime bottiglie di Franciacorta. Fondatore della Cantina Berlucchi, a cui di recente il Gambero Rosso ha assegnato il titolo della Cantina dell’Anno 2022, nel 1958 decise che era arrivato il momento di seguire la strada dei francesi e così nacque il Franciacorta. Tutto il lavoro svolto tenacemente da Franco Ziliani, si è pienamente realizzato: la Franciacorta è diventata una delle denominazioni più note nell’Europa degli spumanti.

Anche nell’occasione del passaggio generazionale, Franco Ziliani ha lasciato il segno, con l’insieme di forza, lucidità e tenerezza che lo ha accompagnato per tutta la vita.

Negli ultimi tempi, a chi lo incontrava, diceva di ricordare ancora il gusto dei vini bevuti da ragazzo, «quando ogni annata era riconoscibile, mentre adesso la qualità è migliorata ma i vini sembrano spesso tutti uguali». Ricordava che, agli inizi della sua carriera, non c’erano mezzi e tecniche di adesso, ma lui riusciva ugualmente a rendere limpidi i bianchi. Per questo venne chiamato da Berlucchi (che poi gli cedette la cantina), per togliere l’opacità al suo Pinot del Castello, un bianco fermo.

Franco Ziliani – fonte web

Fonti dal web

PAUSA CAFFE’

E’ proprio vero quando si dice che il caffè è un’arte e molto spesso, da fruitore, si sottovaluta quanto lavoro ci sia dietro una “banale” tazzina al bar.
Ovviamente, come ogni cosa, sarebbe opportuno non limitarsi alle apparenze ma cercare di spostare l’attenzione sulla materia prima e perché no sulla sua storia e su quanto lavoro ci sia per ottenere il prodotto finito. Per questo mi sono rivolto ad un amico ed esperto, Davide Roveto, un assaggiatore certificato di caffè. Nel settore si chiamano Q Arabica Grader ossia classificatori certificati di caffè arabica. La chiacchierata, ovviamente davanti ad un ottimo caffè, mi aperto una finestra su un mondo molto vicino a quello del sigaro in tutte le sue declinazioni.
Caffè e sigaro spesso sono affiancati in abbinamenti e degustazioni, ma come vedremo di seguito il legame storico e socio culturale è stretto a doppio nodo. Si parla di botanica, agronomia, genetica, ma anche di terroir, umidità e conservazione, tutti termini noti agli appassionati del sigaro ma in generale noti a tutti gli amanti dei prodotti che derivano dalla terra.
La pianta del caffè è stata scoperta per la prima volta in Etiopia intorno al X secolo … le leggende legate al suo sviluppo e utilizzo sono molteplici ma basiamoci su ciò che sicuramente sappiamo… si sviluppa in tutto il medio oriente ed arriva in Europa tra il 1500/1600 l’arrivo in Europa segna un momento epico per la produzione poiché la bevanda diventa sempre più richiesta nel mercato. Perciò i francesi decidono di piantare la prima pianta in sudamerica nell’isola di Bourbon. È un momento importante perché nel territorio sudamericano trova le massime condizioni atmosferiche per poter crescere ed aumentare la sua produttività, che fino a quel momento era limitatissima. La pianta è un arbusto sempreverde che cresce nella fascia sub equatoriale. Commercialmente di questa pianta vengono maggiormente prodotte due specie con delle grandi differenze cromosomiche: la prima è la coffea arabica con 44 cromosomi la seconda è la coffea canephora che ha 22 cromosomi.
La prima cresce prevalentemente in altura tra i 1000 ed i 2000 metri sul livello del mare grazie a questo riesce a produrre una maggiore quantità di zuccheri e acidi ed una minore quantità di caffeina. La coffea canephora conosciuta anche come “robusta” cresce in pianura, mai oltre i 900-1000 metri, per questo motivo ha un minore contenuto di zuccheri e acidi ed una maggiore presenza di caffeina. La presenza di sostanze come acidi, zuccheri e caffeina creano un gusto che può caratterizzare la tazza finale di caffè. Va da se che i caffè arabica saranno a livello di gusto meno amari e con un acidita maggiore. La robusta al contrario. Anche il terroir oltre che la tipologia di varietà botanica costituisce un importante aspetto per il gusto della tazza finale. Caffè africani ad esempio che crescono tra i 1700/2000 metri di specie arabica sono particolarmente acidi e complessi.
Nella filiera produttiva del caffè tutto è importante. Dalla raccolta (che preferibilmente dovrà essere manuale e selettiva) fino alla lavorazione all’interno della piantagione stessa. Per poter essere esportato, infatti, il caffè viene processato al fine di abbassare l’umidità interna del prodotto finale.
Esistono diversi metodi di processazione: dal naturale fino al lavato che necessita di una fermentazione. Ogni metodo aggiunge qualcosa al gusto finale della tazza.
Quando l’umidità del caffè raggiunge un valore dal 12 al 8 % viene inserito all’interno dei sacchi di juta ed esportato.
L’abilità del torrefattore sta nel miscelare sapientemente ogni caffè mono origine acquistato e tostarlo al fine di renderlo solubile.
Alla fine passa tutto nelle mani del barista che dovrà essere attento a manovrare lo stoccaggio del caffè tostato ed infine la macinatura e l’estrazione nella macchina da espresso. Esistono ovviamente diversi metodi per preparare il caffè (espresso, moka, filter coffee) ognuno ha la sua caratteristica volta ad enfatizzare ogni particolare sfumatura che il caffè possiede. Per chi prepara il caffè è importante seguire sempre una ricetta poiché il tempo di contatto tra acqua e caffè sanciranno poi se il risultato finale sarà “acquoso” o “bruciato” … meglio ovviamente che il caffè sia “perfetto”.
Concludendo potrei certamente dire, come per i sigari, che c’è un caffè per ogni occasione.

EQUILIBRIO


Le abitudini nel mangiare, fumare un sigaro, bere un bicchiere di vino e gustare sono il risultato naturale della evoluzione della storia e del modo in cui gli uomini si collocano nel proprio contesto culturale. Consapevolmente in equilibrio fra soggettivo e oggettivo, il gusto è volto alla percezione dei sapori, ma va oltre e diviene possibilità di esprimere scelte nei confronti di oggetti e situazioni.
E’ attività emotiva in cui si legano sensazioni ad “esperienze”. Quanto scritto sopra riassume il percorso fatto negli anni, ancora troppo pochi, nel mondo del fumo lento e in tutto quanto vi orbita attorno. Si tratta di esperienza, di conoscenza acquisita mediante il contatto con la realtà a cui si fa specifico riferimento. Questa aumenta giorno per giorno, direi sigaro dopo sigaro, ma se riducessi tutto a quelle foglie di tabacco arrotolato si andrebbe incontro a uno svilimento del significato di esperienza. Nel dettaglio, come molti credo, mi sono affacciato a questo mondo per pura e forse casuale curiosità e ho deciso poi di rimanerci per pura passione. Per me è stato ed è così. Un percorso inizialmente un po’ leggero e forse superficiale che con l’età e la maturità mi ha permesso di crescere e di aumentare quella che chiamerei ora una curiosità consapevole (non più casuale): la voglia di capire a cosa mi stessi approcciando e riuscire a districarmi fra le strette maglie di quel diaframma che separa l’oggettività dalla soggettività con una grande dose di emotività. Questo è il bagaglio più grosso che mi porto dietro e lo arricchisco sempre più non solo fumando ma soprattutto studiando ed ascoltando chi ha più vita di me, esperienze e fatti da raccontare. E’ un mondo in cui sono entrato in punta di piedi chiedendo permesso cercando di non fare troppo rumore, è un mondo in cui si fa cultura e si ascolta in silenzio chi ne sa. Quando parlo di cultura non mi riferisco alla fondamentale quanto necessaria conoscenza che si acquisisce sui libri e durante i corsi ma intendo le esperienze condivise. Questo credo ci consenta di collocarci in determinati contesti, saperli affrontare e farci capire quando è il momento di portarci il sigaro alla bocca per tenerla impegnata per non dire stupidaggini. Il sigaro (qualunque esso sia) mi ha dato tutto ciò, tutto quanto abbia imparato di razionale ed irrazionale su di esso. Muovendomi fra i tecnicismi mi ha insegnato a non seguire l’attività emotiva che invece viene continuamente stimolata durante la fumata in solitaria o con amici durante l’abbinamento con una pietanza o con una bottiglia di vino, perché sono fermamente convinto che non sarà mai il sigaro memorabile, ma il momento in cui quel sigaro viene fumato e con chi perché a volte un sigaro è solo un sigaro!

TRE NUOVE GIARE PER TRE TERRE LONTANE

Si sa, il sigaro è stato sempre protagonista di decisioni importanti ed è stato sempre tenuto fra le dita di grandi leader di nazioni e paesi. A tal proposito Habanos ha lanciato tre nuove giare in collaborazione con Pacific Cigar Company (Distributore ufficiale di Habanos per Asia e Oceania), tre manufatti commemorativi per le relazioni diplomatiche tenute negli ultimi 60 anni fra Cuba da un lato e Vietnam, Cambogia* e Cina dall’altro. Ogni giara, nel numero di 1000 per paese, conterrà 25 sigari; nel dettaglio:


La commemorativa per le relazioni diplomatiche cubane-cinesi arriva con 25 Montecristo Edmundo;

La commemorativa per le relazioni diplomatiche cubane-cambogiane arriva con 25 Hoyo de Monterrey Epicure n.2;

La commemorativa per le relazioni diplomatiche cubane-vietnamite arriva con 25 Partagas D4;

Fonte dal web
*La Cambogia non è più comunista, ma una "coalizione relativamente autoritaria attraverso una democrazia superficiale" secondo Human Rights Watch. Il primo ministro Hun Sen è un ex membro dei Khmer rossi. I Khmer Rossi sono un regime comunista responsabile di milioni di morti durante il loro regno dalla metà alla fine degli anni '70

MASTERCLASS DRINK+CIGAR

La passione per i sigari, cubani prevalentemente, mi ha portato a intraprendere un percorso volto alla divulgazione della filosofia su cui si basa il mondo del fumo lento. Consapevole che il fumo nuoce gravemente alla salute e che i contenuti di questo sito sono rivolti a dei lettori maggiorenni, il cammino si svolgerà in diverse tappe e con diverse tematiche. La prima non poteva non passare dal Mojito e dal Daiquiri, due cocktails della tradizione cubana e tanto amati da E. Hemingway in abbinamento al robustos di casa Bolivar, il tanto apprezzato (ndr) Royal Coronas.

I cocktails saranno preparati dai partecipanti sotto la guida attenta del bartender che illustrerà passo dopo passo la corretta procedura da seguire per ottenere un drink perfetto.

PROGRAMMA:

Ore 20:45 Registrazione dei partecipanti;

Ore 21:00 Presentazione dei relatori;

Ore 21:15 Presentazione del sigaro;

Ore 21:30 Presentazione e preparazione dei cocktails

La masterclass è aperta a 15 partecipanti e sarà avviata al raggiungimento minimo di 10 persone e si terrà presso la Dimora Storica Villa de Grecis a Bari in via delle Murge 63. Le iscrizioni saranno aperte fino al 3 ottobre.

Per informazioni e prenotazioni invia un messaggio qui oppure greatsmokeandgoodfood@gmail.com

“Fidelio”

Particolare dell’interno

No non siamo sui navigli a Milano o a Trastevere, ma siamo nella Provincia BAT e Bisceglie nello specifico, una cittadina marinara a nord di Bari. Ero alla ricerca di un Franciacorta di Casa Caterina, il Cuvée 60 Nature Rosé Brut e l’ho trovato qui. L’ho cercato e l’ho trovato a Fidelio Vineria. Un locale che sembra preso di peso da una capitale europea e messo alle soglie del centro storico di Bisceglie. Sono rimasto incantato dalla atmosfera calda ed avvolgente in cui sono messe in mostra solo alcune delle innumerevoli etichette proposte. Non ho potuto fare a meno di chiedere e la serata degustativa che mi ero prefissato è diventata una esplorazione in questo luogo delle meraviglie. Fautore di tutto ciò è Ferdinando Garofoli, 33 anni, creatore di questo luogo di culto per gli appassionati del buon bere, al quale ho fatto tre semplici e banali domande:

Perchè Fidelio?

Il nome “FIDELIO” nasce dall’unione delle mie due grandi passioni: cinema e musica. Passioni che ho coltivato nel corso della mia vita studiando pianoforte e laureandomi in linguaggi cinematografici alla IULM di Milano.
Infatti, “Fidelio” non è solo il nome di un’opera di Beethoven, ma anche la parola d’ordine utilizzata da Tom Cruise in Eyes Wide Shut, nell’ultimo (capo)lavoro del Maestro Stanley Kubrick.
Una parola elegantissima che avrebbe conferito esclusività e raffinatezza.

Quante etichette contate e come sono suddivise?

La nostra cantina, in continua evoluzione frutto della ricerca quasi maniacale che quotidianamente porto avanti, conta circa 300 etichette suddivise tra bollicine italiane, champagne, vini bianchi italiani ed esteri, vini rossi italiani ed esteri ed un’ampia sezione dedicata ai vini naturali …dei quali sono un grande appassionato. Vini “vivi”, fatti nel rispetto della natura, del territorio, senza aggiunta di agenti chimici o solfiti, utilizzando solo lieviti indigeni, che trasmettono emozioni sempre nuove, di bottiglia in bottiglia.

Di chi è stata l’dea?

L’idea di intraprendere questa strada è stata la mia, ed è stata un’idea in cui ho creduto al 100% sin da subito. Devo sicuramente ringraziare la mia ragazza Roberta, la mia famiglia, i miei amici e tutto il mio staff che mi hanno sostenuto dal primo istante. Le vicissitudini della vita, non particolarmente fortunate, mi hanno portato a lasciare il mio lavoro e la mia casa a Milano per tornare qui a Bisceglie all’improvviso e dopo qualche anno facendo un lavoro che, seppur remunerativo, non mi dava alcuno stimolo ho deciso di mollare tutto e cominciare questa avventura. Roberta mi ha seguito subito, senza pensarci un secondo e adesso eccoci qui, ancora insieme, in una realtà che sta prendendo piede ogni giorno di più a svolgere il nostro lavoro con passione, amore, umiltà e tanta tanta allegria.

La serata ha avuto ovviamente un seguito eccellente in cui ho avuto il piacere di degustare alcuni dei piatti proposti da Fidelio con un servizio cordiale ed attento. Non parlerò del cibo ma del motivo che mi ha spinto a muovermi: il Casa Caterina Cuvée 60 Nature Rosé del 2015. Servito alla temperatura giusta, sembrava di essere in panetteria, i 60 mesi si sentivano tutti. Lievito, frutta secca e agrumi con sentori erbacei. La bocca rimane piena con percezioni balsamiche andando a strutturare il vino di grande personalità. Non facile ma molto cordiale e socievole nel farsi accompagnare da un Montecristo n.4.

La bottiglia

Evangelista Pice

Gavi di Villa Sparina “Limited Edition”

Prima di incontrare Evangelista (per gli amici Evi) Pice, creatore di greatsmokeandgoodfood.com e artefice di una piacevolissima serata nel cooking lab di quelle Cime di Web di Francesca e Valeria, non avrei mai pensato di accendermi un sigaro a stomaco vuoto, prima di cena. Per poi continuare a fumare, con una contentezza in volto che avrebbe forse ricordato “Hannibal” di A-Team, tra un’azzannata famelica e risolutiva ad una melanzana ripiena di pesto di rucola, mozzarella e pomodorini semi-secchi e un’addentata non meno convinta ad un sognante tramezzino con prosciutto cotto alla brace, senape e brie.
Eppure è andata proprio così. E io che, avendo fumato solo un paio di sigari in tutta la mia vita, pensavo che si fumassero soltanto dopo pranzo! Dopo le presentazioni di rito mi sono lasciato convincere dal fumo rilassato di Daniele, insieme ad Andrea, e dalla gentile offerta di Evi, che mi porgeva un Por Larranaga Petit Corona, spiegandomene la provenienza cubana e istruendomi su vitolas, processi di manifattura e modalità di fumata.
Una volta tagliata la testa mi sono portato questo mareva dal profumo dolce e speziato tra le labbra e ho subito assaporato il gusto intenso del cuoio e del tabacco. I primi puff sono stati più che godibili e hanno rivelato un ottimo equilibrio tra una certa salinità mista a sentori di pepe e una nota zuccherina mai stucchevole, che poi sarebbe perdurato per tutta la fumata. Lo stesso equilibrio che ho poi riscontrato nell’assaggio del grande protagonista della serata: il Gavi di Villa Sparina “Limited Edition”, un formato magnum dal look vintage su cui campeggia l’etichetta con la bandiera italiana.

La serata


Questo vino della tradizione piemontese, prodotto interamente da uve cortese nella parte meridionale della provincia di Alessandria, come spiegato dall’aspirante sommelier Carmela Loragno, ha convinto praticamente tutti: fresco, bilanciatissimo, con sentori di fiori bianchi e note minerali che ben hanno accompagnato con viva soddisfazione e nostri sigari e antipasti (oltre a melanzane e tramezzini c’erano anche delle crudités di carota e delle schiacciatine da accompagnare con hummus di ceci e guacamole).
Il primo – delle strabilianti trofie fatte a mano da Francesca e Valeria e poi condite con sughetto di pomodorini gialli, capocollo croccante e stracciatella – è stato invece accompagnato da un Riesling Trocken, il più secco della famiglia, prodotto da Hofstätter con le uve del Weingut “Dr. Fischer”. Un vino sicuramente più deciso del precedente, in cui l’acidità, la pietra focaia e un sentore di gesso non temono di farsi notare.
Per concludere e rianimare la bocca dei piccoli cestini di pasta frolla ripieni di lemon curd, conditi con pezzetti di frutta fresca di stagione.

Domenico Saracino