Allones n.2 EL2019

Il prossimo Agosto vedrà il lancio dell’ultima EL2019. Il Ramon Allones “ALLONES N.2” L’evento si terrà nel Regno Unito ed avrà una connotazione molto particolare a causa delle restrizioni imposte per il COVID-19, sarà in parte reale ed in parte virtuale.

Il lancio programmato da Habanos S.a. , prevede, ovviamente, la degustazione del Ramon Allones Allones No.2 EL 2019, accompagnato da cioccolatini personalizzati e Cognac Hine.

La vitola

La presenza del n.2 potrebbe indurre a paragonare il Ramon Allones EL 2019 ad altri sigari che del numero hanno fatto i portabandiera del marchio, vedi il Montecristo n.2, il Partagas P2, H. Uppmann n.2, ecc, tutti Piramides 52×156 mm. L’Allones n.2 invece mantiene il cepo (52) e la forma, ma il largo risulta essere 140 mm quindi più corto, un Campanas. Come ogni Edizione Limitata il sigaro sarà arrotolato con foglie di tabacco invecchiate almeno due anni. Il box laccato contiene 10 sigari.

Evangelista Pice

Un Montecristo a mille metri di altezza

Alla scoperta del Vin De La Neu e del Montecristo n.4.

Cosa hanno in comune la Val di Non e l’isola di Cuba? Apparentemente nulla, si potrebbe pensare: terre lontane per culture diversissime, storie che a malapena si incrociano nei destini politici del passato, climi e atmosfere che rimandano a suggestioni totalmente capovolte. Eppure, in quei quasi 9000 km di distanza, una linea sottile lega questi due luoghi dalla forte identità. È la cura e l’attenzione dedicata alle cose, è l’importanza che la terra assume nella cultura e nella tradizione popolare e che diventa sentire comune, un “sentimento sociale” potremmo dire.

Ma andiamo per ordine. Quando Evangelista Pice, appassionato di sigari e già Presidente del Cigar Club Terra di Bari per due mandati consecutivi, mi ha proposto una degustazione di vino abbinata a un sigaro, un brivido di perplessità l’ho avuto.

Forse a causa di quel purismo dogmatico che vuole che il vino debba essere “vivisezionato” più che “vissuto”, studiato più che ascoltato, come se fosse un liquido e non una materia viva.

Alla fine ho accettato l’invito, che sembrava quasi una sfida all’ascolto, ad abbandonare preconcetti di sorta per mettermi in un atteggiamento ricettivo.

Abbiamo quindi deciso di dare il via a questa esperienza e il risultato è stato quasi sorprendente.

Il vino scelto è stato il Vin de la Neu, ovvero il Vino della Neve, un prodotto da viticoltura eroica, frutto dell’impegno, di anni di studio e del coraggio da vendere di Nicola Biasi, produttore di questo straordinario vino, che a ottobre riceverà il premio come “Miglior giovane Enologo d’Italia”, durante l’importante manifestazione Vinoway Wine Selection, che premia i migliori vini del Belpaese.

Una varietà bianca di Johanniter quasi sconosciuta in Italia, costituita nel 1968 da Johannes Zimmerman presso l’Istituto Statale di viticoltura di Friburgo, in Germania: un incrocio ottenuto da padre derivante da Riesling e Seyve Villard 12481 e madre da Pinot Grigio e Chasselas.

Un vino eroico, che nasce nel cuore delle Dolomiti, lì dove fino a neanche tanto tempo fa si pensava potessero prodursi solo mele e dove l’ambizione di portare la viticoltura ad alta quota era vista come una follia.

Ma come spesso accade a chi ha sogni coraggiosi e tenacia da vendere, e un bagaglio di studi e sperimentazioni non indifferente, quella sana follia si trasforma in realtà, dando alla luce una vera e propria perla italiana.

Una rarità quella del Johanniter, solo recentemente autorizzata alla coltivazione, che ha fatto nascere, a quasi 1000 metri di altezza, un vino prezioso, solo 518 bottiglie per l’annata assaggiata, quella del 2017, dal colore giallo limone con sfumature verdognole, dal sapore fruttato, con spiccate note di fiori e agrumi e, all’inizio soprattutto, quel forte cenno di idrocarburi, proveniente da matrice di Riesling, quasi a sottolineare che questo non è un bianco per tutti. Un vino elegante e di carattere, con quella sapidità che si fa apprezzare senza allontanare dalla bocca, dal naso e dal cuore i profumi di una terra meravigliosa. come la Val di Non.

E per sottolineare Il Vin de La Neu è stato scelto un Montecristo n.4, un grande classico della fumata lenta, in grado di non tradire nessuno. Una forza media per questo sigaro che, nel nome, riporta al romanzo di Dumas e alla discesa del suo protagonista, Dantès, nel suo inferno privato, prima di riscoprire il valore umano del perdono.

Soprattutto un sigaro franco, che ha saputo richiamare la mineralità del vino della neve e sottolinearne il suo bouquet floreale ed erbaceo con una palette aromatica e “piccante”, sempre diversa nei vari momenti della fumata e della degustazione.

Sigaro e vino si sono presentati all’inizio con il loro forte carattere, duellando quasi per far bella mostra di sé, per poi sciogliersi in un abbraccio evolutivo che, nel cambiamento che ciascuno di loro ha mostrato, ha saputo armonizzarli, senza spogliarli della loro identità.

Vino e sigari non solo sono possibili ma possono offrire un’esperienza nuova di “assaggio”. Un’esperienza in cui a dominare è il principio della lentezza, del riappropriarsi del proprio tempo per dare importanza ad ogni sorso o boccata, del piacere di una convivialità senza fretta, del racconto di storie e del “raccolto di suggestioni”, in un’atmosfera che basta a se stessa. Un’esperienza che ha insegnato come due terre dal sapore così diverso non sono mai state così vicine.

Carmela Loragno

1935

La linea 1935 di Montecristo celebra l’anno in cui venne creato il brand.


Fondato nel 1935 dall’asturiano Alonso Menendez e dal conterraneo Pepe Garcia, Montecristo è diventato uno dei marchi più conosciuti e sicuramente uno dei più apprezzati; questo sia per le sue indiscusse qualità, ma anche per l’iconografia a cui spesso è stato associato (Ernesto “CHE” Guevara).
Avendo originariamente vantato un portafoglio di sigari composto da un vitolario limitato, il marchio si è ampliato per includere un’offerta che potesse incontrare tutti i gusti dei più esigenti fumatori.
Il marchio, il cui nome ha avuto origine dal romanzo “Il conte di Monte Cristo” di Alexandre Dumas, che è stato ampliamente declamato dai lectores nella galera durante la rollatura dei sigari da parte dei torcedores, ha costantemente ampliato la propria offerta nel corso degli ultimi 80 anni.


Vitolas.
La serie Montecristo 1935 si compone di tre formati, tre sigari con misure inedite per la manifattura:
Dumas, cepo 49 x 130 mm di lunghezza.
Leyenda, cepo 55 x 165 mm di lunghezza, vitolas precedentemente usata per la edizione limitata del Montecristo 80° Aniversario.
Maltes, cepo 53 x 152 mm di lunghezza.

Vista la qualità costruttiva ed i tabacchi utilizzati per la fabbricazione dei Montecristo 1935 la nuova linea si inserisce tra i migliori sigari prodotti a Cuba.
Ognuno ha una miscela innovativa e distinta e si posiziona in alto nella scala di degustazione perchè pieni di sapore e di forza.

Il “Niuru Maru”del Salento

Alla scoperta del Negramaro Leverano DOP Riserva di Cantina Vecchia Torre.

Se dalla Puglia delle cattedrali si prosegue verso sud, ci si accorge subito quando si arriva in Salento. Il paesaggio cambia veste, a partire dalla terra, che si fa rossastra, ferrosa, un tappeto ocra disteso sotto un cielo che in estate è di un blu intenso, quasi sempre privo di nuvole. Il vento, poi, è un compagno di viaggio inseparabile, che porta con sè il profumo del mare, e che lungo la strada accarezza i mandorleti, i vigneti, i nespoli, gli albicocchi, i prugni e soprattutto gli ulivi secolari, nodosi e giganti, sentinelle di un panorama che lascia senza fiato.

Nella parte nord-occidentale della pianura salentina, a ridosso della Terra d’Arneo, che abbraccia l’arco jonico della provincia di Lecce e il cuore del Nord di questa parte di Puglia, c’è il territorio di Leverano, un piccolo Comune di poco più di 14mila abitanti, immerso nelle campagne salentine, un luogo dove il tempo si scandisce con i ritmi della terra, con le stagioni dei raccolti, con la vendemmia delle sue uve.

Ed è qui, in questo luogo che ha fatto della lentezza il segreto della straordinarietà dei suoi prodotti, che sorge Cantina Sociale Cooperativa Vecchia Torre, l’azienda vitivinicola che con i suoi 1.240 soci e una superficie vitata che supera i 1.100 ettari, da più di 60 anni – ovvero da quando gli allora 50 contadini hanno voluto credere in un sogno comune – produce uno dei vini più rappresentativi della regione, il Negramaro.

Un nome che racchiude già un gomitolo di storie, derivando dal griko, la lingua parlata in alcuni comuni della Grecìa Salentina, e in particolare dalla parola mavro, che significa nero,  unita al latino nigro. E poi un nome che acquisisce diversi sinonimi a seconda delle zone del Salento: lo chiamano Jonico a Galatina, Lacrima a Squinzano e a Latiano, Albese nei comuni compresi tra Campi Salentina e Guagnano.

“Niuru Maru” è l’origine dal dialetto locale, ovvero “nero amaro”, a sottolineare il carattere di questo vino che fino a qualche decennio fa era utilizzato per “tagliare” i vini del nord e dare loro quella spinta in colore e corpo che solo i nettari del sud sanno regalare.

Quello di Vecchia Torre Leverano DOP, poi, nella sua versione Riserva, è un viaggio da gustare lenti, perchè è un viaggio a ritroso nel passato, fatto di storie contadine, di masserie fortificate immerse nella campagna, di lavori estenuanti e racconti attorno al focarìle, il camino, prima di concludere una giornata che iniziava all’alba.

Un vino dal carattere deciso, che a chi non è abituato a corposità di questo tipo, può sembrare a tratti burbero, e che pure incanta con i suoi profumi intensi, in una calda danza di frutti rossi e maturi e accenni di pepe.

Nero come la pece si potrebbe dire, il suo colore è sangue che macchia le labbra, un rubino che in riserva si fa granato senza perdere il suo carattere impenetrabile.

14% di grado alcolico e una sensazione di calore avvolgente per questo vino che che viene per l’80% da uve autoctone di Negroamaro e per un 20% da Malvasia nera, come spesso accade nelle vinificazioni di queste uve.

Sette giorni a contatto con le bucce, 12 mesi di barrique e altri 3 mesi di affinamento in bottiglia lasciano forse immaginare la sua spina dorsale ben strutturata, il suo animo energico, asciutto,  con tannini morbidi, presenti ma mai invadenti, un retrogusto leggermente amarognolo, e una persistenza che si allunga nel finale lasciando il segno.

Un vino “maschio”, insomma, che non nasconde la sua poderosità e che sfida i succulenti piatti di carne, i taglieri di salumi e formaggi più saporiti, i ragù di selvaggina. Un vino senza mezzi termini, autentico, forte, deciso, schietto… come il popolo del Sud.

a cura di Carmela Loragno

foto dal web

CAPITOLO 1: Antonio Maselli, a Casa Tua. Cucino per Te, Cucino con Te.

Un allegro Cuoco Pugliese, con la Puglia nel cuore e sempre in valigia. Lavora come Chef e soprattutto come cuoco a domicilio per portare la Puglia a casa, ma non solo, anche all’estero tra Usa ed Europa. Ha partecipo a vari show, eventi e catering in Italia e all’estero,(Russia, Londra al World Travel Market, Taiwan, Cina). Oltre alla passione per il Buon Cibo, apprezza qualche fumata di sigaro

Antonio Maselli il fumatore:

Quando è iniziata la tua passione per i sigari e come? La passione per i sigari, se l’avanzare dell’età non mi tradisce, attorno ai 20 anni. All’epoca vivevo in Canada. Camino, Remy Martin e Don Alfonso, mio zio ne aveva una scatola. 

Cosa rappresenta per te il fumo lento? Il fumo lento per me rappresenta forza e determinazione, auto meditazione. Il giusto mix per rilassarsi e prendere anche giuste decisioni.

Se volessi descriverti con un sigaro, quale saresti e perchè? Descrivermi in un sigaro? Montecristo. Sigaro famoso, il preferito del leggendario Che Guevara e io, un pò leggendario, lo sono.

Come deve essere un buon sigaro per te? Un buon sigaro deve avere il giusto mix di sapori, profumi e aromi nulla di diverso da ciò che va in cerca il gourmet e il sommelier.

Descrivi la situazione ideale nella quale ti vedi a gustare un sigaro…in salotto sulla mia poltrona preferita e musica classica.

Sigaro: abbinaci un vino, un brano musicale o un libro, una destinazione, un’opera d’arte...Io abbinerei un buon Vescovo-Terre di San Vito (70% Malbec e 30% Sauvignon) nel patio della mia casetta in Canada, mentre leggo un romanzo di Joel Dicker con i Pink Floyd di sottofondo.

Con la tua attività ti occupi di gusto e cibo: secondo te cosa rende un piatto unico?

Ogni piatto è unico anche nella sua semplicità. Sei tu che rendi ogni piatto unico con il tuo buon umore, amore, passione che vivi in quel momento

Antonio Maselli lo chef:

Quando è nata la tua attività e come? A chi è venuta l’idea? La mia attività nasce per gioco in giro per le case di amici, lavorando in ristoranti di amici nei vari continenti. Ricordo ancora le prime “panzerottate” a casa di una cara amica e a tutti i commensali dicevo sempre “prossima volta A CASA TUA”.

Dal giocare poi la cosa prendeva sempre più piede e così nasce A CASA TUA. CUCINO PER TE, CUCINO CON TE  oltre ad altri brand.

Durante questi anni ho frequentato tra le migliori scuole del settore e corsi specifici in vari ambiti della cucina fino a collaborare con grandi Maestri nazionali e internazionali, a tenere corsi sino a salire in cattedra a Cibo a Regola d’Arte al fianco di Cracco e Oldani, oltre a rappresentare la cucina pugliese in varie nazioni tra cui Russia, Taiwan, Inghilterra, Svizzera, Canada e via dicendo.

Cosa rende il tuo lavoro speciale? Ciò che rende il mio lavoro speciale sono tutte le persone che sino ad ora ho incontrato in questi anni. La voglia di trasmettere non solo emozioni ma anche tutto il sapere legato ad ogni piatto. Non dimentichiamo che “quando insegnamo, impariamo”.

Gli aspetti positivi e negativi dell’essere oggi imprenditore al Sud. Gli aspetti positivi sono la fortuna di essere circondati dal mare e dalla terra che offre tanta materia prima senza eguali oltre al clima mite che ti fa vivere con una certa serenità

Aspetti negativi? Troppa invidia, almeno nel mio settore. La gente si svende pur di farti terra bruciata. Contenti loro, contenti tutti.

Cosa provi in questo momento di stallo e cosa stai pensando per il futuro? Questo che stiamo attraversando è un momento epocale tragico che sta mettendo a dura prova il Paese e dove molti purtroppo non avranno le forze per ripartire. 

Questo momento di stallo l’ho utilizzato a mio vantaggio. Nell’ultimo periodo mi ero rilassato troppo così sin dal primo giorno di quarantena ho stilato una “To do list” come si fa ogni volta che si apre la cucina prima di iniziare. 

Così per 8 ore al giorno ho ripreso a lavorare su me stesso: riordinare pensieri e idee, comunicazione social, riorganizzazione sito, pulizia pc, riordinare le mie cose, contatti per il lavoro post quarantena dai quali potranno nascere nuove sinergie tra Milano ed territorio estero. Ovviamente a fine giornata scatta happy hour sul balcone con sigaro e Tanqueray & Tonic.

Qual è il tuo pregio più grande e qual il tuo difetto? Un pregio? La buona fede che ripongo nel prossimo e nei miei collaboratori che spesso viene travisata e provano ad approfittarsi. Difetto? A volte concedo la terza chance.

Cosa pensa o dice la tua clientela di te? Mi dimostrano affetto e stima ogni giorno e in ogni situazione, sono la mia forza.

Il sigaro nei momenti difficili

In momenti di isolamento si ha molto tempo da dedicarsi, forse troppo. Le giornate scorrono inesorabili scandite da ritmi nettamente cadenzati, i cui spesso i punti fermi sono la sveglia, la colazione, il pranzo la cena e poi il letto.

 

Sono quasi 4 settimane, un mese di clausura radicale in cui gli unici contatti con l’esterno sono affidati ai social e al balcone di casa. Questa quarantena, assimilabile ai domiciliari per un reo, pone molti limiti a chi che come me ha la passione del fumo lento, non perchè non si disponga dei sigari, ma perchè non si dispone della lucidità per poter apprezzare il momento. L’isolamento prolungato, a mio avviso, ti porta in modo violento ad essere annebbiato, la fumata diventa un’aspetto secondario poichè assume un significato diverso, diventa un rifugio o un gesto meccanico per sconfiggere la noia delle giornate, con il rischio di diventare un gesto compulsivo. Credo che si debba mantenere un equilibrio, come in tutti gli ambiti d’altronde. Imporsi delle privazioni che ti consentano di desiderare il sigaro e di poterne apprezzare al massimo il suo potenziale. Ora più che mai, in questo momento difficile, è nostro amico e confidente in quanto in esso sono racchiusi ricordi ed è occasione di riflessione su quanto c’è stato e su quanto ci sarà.

 

 “Il sigaro è una grande risorsa in quanto inganna la fame, sconfigge la noia, rasserena, aiuta a riflettere e spesso richiama alla mente dolci ricordi.”

F.A.F. De La Rochefoucauld

 

UNA PIGRA DOMENICA

La domenica appena trascorsa non è stata piena di emozioni se non quella di posticipare la sveglia fino quasi all’ora di pranzo. Appena presa la consapevolezza della mia collocazione spazio temporale mi trasferisco in cucina e durante il percorso fatto di due rampe di scale mi sorge un interrogativo: cosa preparare per pranzo. Il tempo di un caffè, necessario per incominciare nuovamente ad intendere e volere e mi affaccio sulla rete per cercare soccorso o comunque delle idee; fortunatamente mi imbatto su un sito internet che propone anche ricette e mi rimanda alla pagina facebook dove trovo una proposta molto interessante. Mi affaccio al frigo ma degli ingredienti previsti, ho solo le trofie!!! Non mi do per vinto e dopo alcune consulenze su whatsapp trovo la quadra:

Trofie con purea di patate, scalogno e capocollo. Un primo piatto semplicissimo con ingredienti poveri ma ricchi di carattere e gusto. Cosa abbinarci da bere e da fumare? L’importanza del piatto (imputabile sicuramente al capocollo e allo scalogno) ovviamente richiede un vino rosso ed un sigaro decisi, per cui mi oriento, anche guardano la disponibilità in casa, su un Polvanera 14 (un primitivo pugliese) ed un Toscano del Presidente. Tutti prodotti made in Italy

Il “Polvanera 14” – 2014 DOC, IGT di Puglia, è un primitivo di colore rosso rubino profondo con profumi intensi di frutti neri e note floreali che ricordano la viola, e vegetali che evocano la mentuccia selvatica (al naso), in bocca il gusto è pieno e vellutato e ben si accompagna al piatto e al sigaro, il Toscano del Presidente.

Sigaro di forma troncoconica in cui il ripieno è dato dalle migliori selezioni di tabacco Kentucky italiano e tabacco Kentucky nordamericano. La foglia di fascia (quella esterna) è di solo Kentucky nordamericano. Con minimo dodici mesi di invecchiamento si è assicurato a questo sigaro quella giusta maturazione capace di dare vita a una fumata estremamente armoniosa ed equilibrata. La fase successiva all’accensione è ricca, vigorosa. Giungono subito al palato note di erbe aromatiche e, dalle prime boccate, la forza è già sostenuta. Avanzando nella fumata si delineano sapori più sapidi piccanti. Il retrogusto è comunque terroso con note di cuoio. Il fumo è corposo e denota una notevole complessità, considerando che si sta fumando un sigaro le cui foglie non sono intere. Il Toscano del Presidente sprigiona un aroma nobile e persistente che si esprime con forza e decisione.

Pairing azzeccato! Enjoy

Il Mediterraneo in bocca

Il pesto è una salsa ligure a base di basilico, aglio, parmigiano e pecorino e olio extravergine di oliva, perfetto come condimento saporito per i primi piatti di pasta fresca.

Simbolo della cucina mediterranea, il pesto genovese ha origini molto antiche, a tal punto da essere menzionato fin dal 1800 in antichi trattati sulla cucina genovese, dove questa succulenta salsa veniva descritta come un battuto a base di aglio, basilico, formaggio sardo e Parmigiano grattugiati e mescolati insieme.

La preparazione, secondo i canoni antichi, prevedeva l’uso di un mortaio o un pestello per ridurre gli ingredienti in una morbida pasta, mentre l’aggiunta dell’olio di oliva rendeva il tutto più fluido. Nel tempo questo strumento è stato affiancato e spesso sostituito dal frullatore, con il quale da una parte si facilita la preparazione della salsa, ma dall’altra se ne compromette spesso l’aromaticità e la profumazione a causa del taglio netto delle foglie di basilico e dell’aumento anche della temperatura.

Nell’esperienza condotta, mi sono permesso di aggiungere un ingrediente che fosse in grado di conferire ulteriore corpo al piatto, la patata, tagliata a cubetti e poi lessa.

Questo ingrediente, alla fine, è stato aggiunto nella salsa e poi il tutto spadellato con gli spaghettoni Monograno Felicetti, un filo d’olio Extra Vergine e una manciata di pecorino.

Questa salsa, preparata a crudo, con altri ingredienti oltre il basilico, che conferiscono grassezza ed untuosità al preparato richiede un vino ed un sigaro che siano in grado di richiamarne le caratteristiche ed esaltarne i sapori.

La bevanda deve essere leggera, saporita e delicata e per questo si preferisce abbinare vini bianchi o rosati. La mia scelta è caduta su un  Clafuria Tormaresca del 2018, molto freddo, che con le sue note al palato di freschezza e sapidità, in perfetto equilibrio fra morbidezza e acidità che hanno enfatizzato le caratteristiche della pietanza, nello specifico della salsa a base di basilico fresco.

Calafuria 2018 – Tormaresca e Por Larranaga Montecarlos

A corollario ho acceso durante il pasto un Por Larranaga Montecarlos, un puro cubano dalla forma molto elegante e delicata, che ben si sposa con il vino e la pasta creando un connubio quasi perfetto.

La vitolas de Galera la dice tutta sul manufatto fumato, Deliciosos di 159 mm di lunghezza e 35 di cepo, fatto totalmente a mano a Cuba con foglie di tabacco intere.

Come ogni cosa elegante richiede cura ed attenzione durante la fumata che deve essere fatta senza troppa fretta, con costanza e regolarità, solo in questo modo il Montecarlos potrà accompagnare con leggerezza e grazia il pranzo.

Questa esperienza è stata un tour virtuale in alcuni luoghi più noti del bacino del Mediterraneo:

  • Genova con il pesto;
  • La Puglia con il vino;
  • Montecarlo (solo per il nome) con il sigaro.

Di seguito gli ingredienti (per 6 persone):

  • 500 g di pasta
  • 80 g di basilico fresco
  • 150g di olio extravergine di oliva
  • 1 spicchi di aglio
  • 50g di Parmigiano Reggiano o Grana Padano grattugiato
  • 30g di pecorino grattugiato
  • 30g di pinoli
  • qb manciata di sale grosso
  • 1 e ½ patata

Procedimento:

Io ho usato il frullatore! Dopo aver lavato le foglie asciugatele senza ammaccarle. Mettete nel boccale il formaggio, i pinoli l’aglio e il basilico, frullate e dopo circa 20/30 secondi unite l’olio e il sale ed emulsionate fino a quando non avrete una salsa cremosa e fluida. Dopo aver lessato i cubetti di patata, facendo attenzione a non farli rompere, metteteli con il pesto in una padella con un filo d’olio ed una manciata di pecorino fate amalgamare ben benino con la pasta al dente. Potete rendere tutto più cremoso aggiungendo un pochetto di acqua di cottura.

NB: IL FUMO NUOCE GRAVEMENTE ALLA SALUTE

I contenuti e gli articoli nella presente pagina non vogliono in alcun modo istigare al fumo, sono destinati ad un pubblico di maggiorenni, consapevole dei rischi che comporta il fumo. Il sito non vuole in alcun modo pubblicizzare prodotti da fumo e aziende annesse e né tantomeno la vendita online di prodotti da fumo vietata dalle vigenti normative.

Enjoy your great smoke and good food experience.

Hoyo de Monterrey Epicure n.2 five years old un sigaro da “ Vertigo”

Di un rosso viola intenso e quasi impenetrabile questo “Vertigo” di Livio Felluga sorprende per la facilità a cui ci si approccia. Un vino questo che esprime l’essenza di varietà tipiche e cultivar internazionali come Merlot e Cabernet Sauvignon.

Il vino lo ho accostato ad un sigaro cubano, un Hoyo de Monterrey Epicure n.2 invecchiato 5 anni, un robusto (50×124). La curiosità di avvicinare questi due prodotti scaturisce, riguardo al vino, dalle note di foglie di tabacco che lievemente si percepiscono a naso; ma non solo le foglie di tabacco sono a sorprendere, ma la complessità dei profumi di frutta estiva come la prugna, fico, cachi. Al palato risalta il melograno, aspetti che ben si sono sposati con il robusto provato che ha offerto una fumata dagli eleganti aromi e delicati sapori di questa storica marca, esaltati ancor di più da un invecchiamento di cinque anni.

A crudo il sigaro presenta aromi molto delicati e leggeri, quasi impercettibili, ma appena acceso il manufatto si sprigionano sentori floreali che si rafforzano gradualmente per far strada a sempre più importanti note legnose.

Tutto questo fa sì che l’accoppiata vino sigaro diventi una esperienza sensoriale molto piacevole in cui i prodotti camminano a braccetto senza giocarsi brutti scherzi e rispettandosi a vicenda.

Sia il sigaro che il vino sono ben strutturati, entrambi morbidi ed i tannini non si percepiscono affatto. Il vino è poco acidulo ed abbastanza secco, mentre il sigaro è un po’ irruento nell’ultimo tercio. L’aspetto che mi ha sorpreso è la quasi nulla persistenza in bocca di entrambi nel post esperienza. Bocca pulita e fresca. Da provare entrambi.